Me la racconti
Anche male, anche a pezzi, anche con un vocale mentre sei in macchina. Non serve un disegno e non serve sapere già cosa vuoi. Le domande le faccio io, finché non vedo la cosa anch'io.

La tua.Tu me la racconti come viene. Io la scolpisco in cera e la fondo. Quello che ti arriva non esiste da nessun'altra parte.
Raccontami la tua idea
Magari è una data. Il muso del tuo cane. Lo scarabocchio che tua figlia ripete da quando ha imparato a tenere la matita. Una forma che ti torna in mente da mesi e che non sai nemmeno come si chiama.
Sei entrata in gioielleria e hai trovato le stesse identiche cose che vede chiunque altro. Belle, certo. Ma non tue.
Oppure hai provato a spiegarlo a qualcuno e ti sei sentita rispondere che si può fare qualcosa di simile. Simile non era la parola che cercavi.
Io parto da lì. Da quello che mi dici tu, non da un catalogo.
Nessun modulo da compilare, nessun catalogo da sfogliare. Mi scrivi un messaggio e da lì si parte. Ecco cosa succede dopo.
Anche male, anche a pezzi, anche con un vocale mentre sei in macchina. Non serve un disegno e non serve sapere già cosa vuoi. Le domande le faccio io, finché non vedo la cosa anch'io.
Prima di toccare la cera ti descrivo il pezzo nel dettaglio. Le proporzioni, dove batte la luce, cosa senti sotto le dita. Se non è quello, si cambia. Non si parte finché non mi dici che è esattamente così.
A mano, un pezzo alla volta. Quello che vedi qui sotto è cera vera sul mio banco, non un rendering. Da quel momento il tuo gioiello esiste, anche se ancora non si può indossare.

La cera si scioglie e al suo posto entra il metallo. Poi lucido, rifinisco, monto la pietra se c'è. Il modello non esiste più, quindi quel pezzo non si può rifare uguale. Nemmeno io potrei.

Per questo la prima parte dura più di tutte le altre messe insieme. Non ti faccio scegliere fra tre opzioni: ti ascolto finché non riesco a ripeterti quello che hai in mente meglio di come me l'hai detto. Se a quel punto non ci siamo, non se ne fa niente e non ti costa nulla.
Ogni pezzo è nato dal racconto di qualcuno. Il tuo comincerebbe da zero, allo stesso modo.










Trasforma un tocco invisibile in un gioiello da portare sempre con te.
È una scatola che ti arriva a casa. Dentro c'è una pasta che indurisce in mezz'ora: ci premi sopra il musino del tuo cane, il ditino di tuo figlio, le dita di una persona a cui vuoi bene. Poi mi spedisci lo stampo e io lo trasformo in un gioiello.
Non è un'incisione, è un calco vero in tre dimensioni. Si vedono le pieghe, i solchi, tutto. È il modo più semplice per entrare in questo lavoro, e quello che fa piangere di più chi lo riceve.





Mi chiamo Andrea Leite.
Chi mi vuole bene mi chiama DEA da sempre, che è come si abbrevia il mio nome in portoghese.
Da quel soprannome e da un gioco di parole è venuto fuori Myideart, cioè my idea art: l'idea d'arte di chi arriva da me.
Ho iniziato dalla bigiotteria, poi ho voluto capire davvero come si costruisce un gioiello. Mi sono diplomata modellista in cera e nel 2021 ho aperto il mio laboratorio.
Da allora lavoro solo in cera persa: è la tecnica più antica che c'è, e anche l'unica adatta a fare pezzi che non si ripetono.
Non ho un negozio pieno di vetrine. Ho un banco, una lente, le mani e la pazienza di ascoltare finché non vedo con chiarezza quello che hai in testa tu.
Su Instagram sto quasi tutti i giorni. Se prima di scrivermi vuoi capire come lavoro, guarda lì: c'è il banco, la cera ancora calda e i pezzi mentre nascono.
Non serve che sia chiara e non serve che sia bella. Basta che sia tua. Ti rispondo io entro 48 ore, e il primo scambio non ti impegna a niente.